RITA LEVI MONTALCINI – “Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita”

Pubblicato il 30 Dicembre 2018 - Lettura in 2 min.

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Rita Levi Montalcini, scienziata italiana, senatrice a vita, è stata una grande donna, la cui immagine e personalità rimangono parte integrante di un secolo di storia nei campi della cultura, della scienza e dell’impegno politico e sociale. Ha sempre affascinato per l’eleganza, per l’intelligenza, la tenacia e lo slancio verso le generazioni future.

Laureata in Medicina e Chirurgia a Torino nel 1936, ha dovuto affrontare gravi difficoltà, alle quali seppe rispondere sempre con coraggio e tenacia. Fu vittima delle leggi razziali del fascismo che le vietarono ogni prospettiva di ricerca, costringendola dapprima a recarsi in Belgio, poi a rientrare in Italia, arrangiandosi un laboratorio attrezzato nella sua camera da letto. Aveva 30 anni e un obiettivo dal quale non l’avrebbero distolta neanche i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Voleva capire come si formano le fibre nervose quali fattori che regolano la crescita del sistema nervoso. In quella stanza, china sul microscopio a studiare i neuroni di embrioni di pollo, avrebbe compiuto esperimenti decisivi per la scoperta che le sarebbe poi valso il premio Nobel per la Medicina nel 1986.

Si è sempre preoccupata soltanto di trasmettere il suo sapere ai giovani, di formare una nuova generazione di scienziati, lottando contro nepotismi e pressioni politiche. La sua figura ha sempre rappresentato un monito a continuare a investire energie e risorse nella ricerca scientifica.

Io diró che sono sempre stata contro i titoli e per il valore, né i titoli nobiliari, né i titoli accademici, né quelli di riconoscimento per me contano e neppure il Premio Nobel conta. Quello che conta è quello che ognuno di noi è, la propria capacità di far fronte alla vita.

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