ERIC KANDEL - Nell'arte, come nella scienza, il "Riduzionismo" non banalizza la nostra percezione -di colore, luce e prospettiva- ma ci permette di vedere ognuna di queste componenti in un modo nuovo

Pubblicato il 30 Giugno 2018 - Lettura in 2 min.

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Eric Kandel, neurobiologo statunitense di origine austriaca, Professore di Biofisica e Biochimica presso la Columbia University, è uno dei maggiori neuroscienziati del XX secolo, primo psichiatra statunitense ad aver vinto il premio Nobel per la medicina nel 2000 per gli studi effettuati sulle basi fisiologiche della conservazione della memoria nei neuroni, premio che condivise con i colleghi Arvid Carlsson e Paul Greengard.

Ha compiuto rilevanti studi sui meccanismi molecolari e cellulari dell’apprendimento e della memoria utilizzando un animale modello semplicissimo, la lumaca di mare Aplysia, per mettere in evidenza due forme di memoria, di breve e di lunga durata. Il modello usato da Kandel rientra nel concetto profondo del suo “Riduzionismo”.

Il“Riduzionismo” è l’attività di scomporre concetti e forme complesse nelle loro componenti essenziali. Così facendo Kandel fa incontrare lo studio del cervello con l’arte astratta, individuando in questo approccio riduzionistico una potente analogia.

“Gli scienziati usano il riduzionismo per risolvere un problema complesso, mentre gli artisti lo sfruttano per suscitare una nuova risposta percettiva ed emotiva in chi guarda”

Il potere dei ricordi fu all’origine della sua fascinazione per la memoria. Kandel era convinto che decifrare la costruzione dei ricordi sarebbe stata la chiave per capire la nostra essenza.

“Siamo ciò che siamo in virtù di ciò che abbiamo imparato e che ricordiamo”

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