HOT THIS WEEK IN PHARMACEUTICAL CHEMISTRY N.9

Pubblicato il 30 Luglio 2017 - Lettura in 2 min.

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Un gruppo di ricercatori dell’ Albert Einstein College of Medicine di New York, guidati da Dongsheng Cai, hanno pubblicato su Nature un articolo dal titolo “Hypothalamic stem cells control ageing speed partly through exosomal miRNAs”. La sorprendente scoperta ha messo in luce che le cellule staminali neurali sembrano contribuire ad un effetto anti-invecchiamento.

I ricercatori che studiano l’invecchiamento sono da tempo alla ricerca della chiave che controlla l’intero processo. Già nel 2013, Cai e il suo team avevano evidenziato come le infiammazioni fossero associate all’invecchiamento in una zona particolare del cervello, l’ipotalamo. Questo nuovo studio, sottolinea Cai, avvalora ancora di più l’ipotesi che l’ipotalamo possa essere il “locus centrale” del controllo del processo di invecchiamento.

Anche se le cellule staminali neurali sono note per la loro capacità di produrre nuovi neuroni, questo non sembra essere il loro metodo primario per la protezione dall’invecchiamento. I ricercatori hanno esaminato un altro fattore che potrebbe essere responsabile degli effetti delle cellule staminali sul processo di invecchiamento. Nelle cellule staminali nervose ipotalamiche, i ricercatori hanno rilevato gli esosomi, vescicole che possono contenere RNA e proteine. In particolare contengono una varietà di micro RNA (miRNA), molecole di RNA corte che inibiscono l’espressione di geni mirati. Per testare gli effetti degli esosomi sull’invecchiamento, i ricercatori hanno purificato le vescicole delle cellule staminali neurali ipotalamiche e li hanno trapiantati in topi di mezza età, trovando che i topi trattati con esosomi invecchiano più lentamente dei controlli trattati con veicoli.

Cai sostiene che i miRNA potrebbero essere una potenziale chiave di lettura sul processo di invecchiamento, pur essendo convinto sostenitore della classica teoria della neurogenesi. Indipendentemente dal meccanismo, Molofsky, psichiatra dell’Università della California, afferma che, “c’è un meccanismo all’interno del cervello che regola l’invecchiamento organico del corpo”, aggiungendo che questi risultati supportano l’idea dell’ipotalamo come un regolatore centrale dell’invecchiamento.

“Il fatto che si possa invertire potenzialmente l’interruttore dell’invecchiamento con una modulazione cervello-specifica, in un tipo di cellule mirate, potrebbe portare ad un target farmacologico per controllarlo, supponendo che il lavoro dimostrato nel topo lo si dimostri anche nell’uomo”.

Per leggere l’abstract del paper qui il link… https://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature23282.html

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