HOT THIS WEEK IN PHARMACEUTICAL CHEMISTRY N.39

Pubblicato il 25 Febraio 2018 - Lettura in 2 min.

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Un gruppo di ricercatori del Centro Cardiologico Monzino, dell’Istituto Scientifico San Raffaele e dell’Università di Ulm in Germania coordinati dall’Università Statale di Milano hanno dimostrato per la prima volta che le cellule progenitori esprimenti il recettore GPR17 possono generare in vivo cellule mature mielinizzanti, solo in particolari condizioni. Se infatti, nel tessuto cerebrale sono presenti molecole proinfiammatorie in grande quantità, il processo di maturazione di queste cellule è completamente inibito. Lo studio dal titolo “Differential local tissue permissiveness influences the final fate of GPR17‐expressing oligodendrocyte precursors in two distinct models of demyelination” è stato pubblicato sulla rivista Glia.

Per dimostrare ciò, i ricercatori hanno utilizzato due modelli diversi in vivo di sclerosi multipla nel roditore: il modello dell’EAE (encefalomielite autoimmune sperimentale) caratterizzato da potente demielinizzazione associata a forte infiammazione sia a carico del cervello che del midollo spinale, e il modello del cuprizone, dove la demielinizzazione viene indotta localmente all’interno del cervello con un agente tossico producendo un grado di infiammazione molto minore. In entrambi i casi, la demielinizzazione è stata indotta in una linea di roditore dove i progenitori esprimenti GPR17 sono fluorescenti, permettendo così di seguirne l’evoluzione all’interno del sistema nervoso centrale, notando che, sia nel modello di EAE che in quello del cuprizone, i progenitori fluorescenti venivano reclutati al sito del danno, ma che solo nel modello caratterizzato da minore o assente infiammazione, questi progenitori riuscivano a maturare, diventando cellule mielinizzanti in grado di riparare le lesione.

Questa duplice scoperta apre la strada a terapie combinate, dove ligandi selettivi di GPR17 potranno essere impiegati insieme a molecole anti-infiammatorie per potenziarne le capacità riparative non solo per la sclerosi multipla ma anche per altre sindromi neurodegenerative dove le disfunzioni della mielina giocano un ruolo fondamentale.

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