HOT THIS WEEK IN PHARMACEUTICAL CHEMISTRY N.30

Pubblicato il 17 Dicembre 2017 - Lettura in 2 min.

B1B9884A-DC6F-4410-A82D-9FAB9CF41734.PNG

I ricercatori dell’Università di Bristol, grazie alla Biologia sintetica (disciplina a metà strada tra l’ingegneria e la biologia molecolare che mira a ridisegnare i circuiti metabolici e genetici degli organismi viventi) hanno modificato il DNA di un fungo creando la base per la produzione di antibiotici ad attività più potente. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature Communications e portano il titolo di “Heterologous expression reveals the biosynthesis of the antibiotic pleuromutilin and generates bioactive semi-synthetic derivatives”.

L’aumento della resistenza agli antibiotici è una grave minaccia per la salute umana. I funghi basidiomiceti rappresentano una fonte ancora poco sfruttata di antimicrobici, come la pleuromutilina, l’unico antibiotico commerciale prodotto da un fungo basidiomicete, in particolare da C. passeckerianus, e ha portato alla generazione di derivati ​​semi-sintetici per uso umano e veterinario mediante complicate modifiche chimiche.

I ricercatori si sono concentrati proprio sulla pleuromutilina, un antibiotico prodotto dal Clitopilus passeckerianus. Il Dna di questo fungo è stato modificato in modo da renderne piu’ semplice il trattamento, ed è stato trasferito in un altro fungo, l’Aspergillus oryzae, ottenendo un derivato semi-sintetico della pleuromutilina, dotato di un’attivita’ antibiotica piu’ potente, senza così dover ricorrere alla laboriosa sintesi chimica.

L’Aspergillus oryzae e’ diventato cosi’ una piattaforma per sintetizzare  nuove molecole antibiotiche. “Ci sono molti altri funghi che finora non sono mai stati utilizzati e con questa piattaforma - ha rilevato Foster, uno degli autori dello studio - si aprono nuove possibilita’ per fare ulteriori modifiche chimiche per ottenere una generazione di antibiotici piu’ potenti”.

Ti è piaciuto il post?

Iscrivi alla newsletter per rimanere aggiornato