HOT THIS WEEK IN PHARMACEUTICAL CHEMISTRY N.21

Pubblicato il 15 Ottobre 2017 - Lettura in 3 min.

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Anche il placebo ha il suo rovescio della medaglia, l’effetto nocebo. L’effetto nocebo è la percezione di soffrire effetti collaterali quando si assumono sostanze inattive, ma ritenute nocive. Ed è tanto maggiore quanto più alto è il prezzo dei trattamenti. Questo è quanto scoperto da un gruppo di ricercatori dello University Medical Center Hamburg-Eppendorf, della University of Colorado, Boulder i quali hanno studiato gli effetti collaterali o indesiderati sperimentati in seguito alla somministrazione di un farmaco inerte ma ritenuto nocivo.

Gli autori del lavoro, in particolare, hanno mostrato che le persone che ricevono un trattamento fasullo credono di provare effetti collaterali più gravi quando tale farmaco è particolarmente costoso.

“Il fenomeno misterioso noto come effetto nocebo“ spiega Luana Colloca, una delle autrici, _“consiste in aspettative negative, in contrasto con le aspettative positive che scatenano l’effetto placebo. In termini evoluzionistici, gli effetti placebo e nocebo concorrono a mettere in moto meccanismi percettivi che anticipano eventi pericolosi (nel caso del nocebo) o che promuovono comportamenti virtuosi (nel caso del placebo). Negli studi randomizzati, spesso i pazienti che ricevono placebo accusano effetti collaterali simili a quelli provati da chi riceve i farmaci reali”_.

49 volontari sani si sono prestati all’esperimento dopo essersi sottoposti a trattamento con una (finta) crema antiprurito che, in realtà, non conteneva alcun principio attivo. A tutti i volontari è stato detto che la crema aveva, come possibile effetto collaterale, un aumento della sensibilità al dolore, ma con una differenza: a un gruppo di pazienti è stato fatto credere che si trattasse di un trattamento molto costoso, mentre all’altro la crema è stata presentata come farmaco economico.

Grazie alla risonanza magnetica funzionale (fMRI), un nuovo metodo di _imaging, _che ha consentito loro di monitorare l’attività dei centri nervosi del dolore nella corteccia cerebrale, nel tronco cerebrale e nel midollo spinale, gli scienziati hanno identificato un’attivazione maggiore di alcune porzioni di midollo spinale nel primo gruppo di pazienti, e hanno scoperto che le differenze osservate erano causate dall’attivazione di due regioni cerebrali che, in qualche modo, elaboravano diversamente le informazioni sul prezzo del prodotto perché ritenute correlate ad un’azione più potente del farmaco.

“Dati i contributi dell’effetto nocebo sulla percezione degli effetti collaterali, e tenuto conto di come questo effetto può influenzare i risultati dei trial clinici e dell’aderenza dei pazienti alle prescrizioni”, conclude Colloca, “bisognerebbe prendere in considerazione interventi per limitarne la portata, per esempio raffinando la strategia di comunicazione medico-paziente per bilanciare le informazioni veritiere sugli effetti collaterali e le aspettative di miglioramento. Tali interventi passano necessariamente per studi come questo, che aiutino a comprendere i meccanismi fisiologici che sottendono all’effetto nocebo”.

Per leggere l’abstract del paper pubblicato su Science qui il link… http://science.sciencemag.org/content/358/6359/105

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