HOT THIS WEEK IN PHARMACEUTICAL CHEMISTRY N.20

Pubblicato il 8 Ottobre 2017 - Lettura in 2 min.

IMG_3163.JPG

Un team di scienziati italiani guidati dal Dott. Vincenzo De Giorgi del Dipartimento di Scienze Dermatologiche dell’Università degli Studi di Firenze ha scoperto che il propranololo, farmaco ‘low cost’, un betabloccante comunemente usato da anni come antipertensivo potrebbe rallentare la crescita di un aggressivo tumore della pelle, il melanoma.

Il volto inedito di questo farmaco, che è valso nel 1988 il premio Nobel per la Medicina allo scienziato scozzese James W. Black, ha portato alla pubblicazione di questo studio dal titolo “Propranolol for Off-Label Treatment of Patients With Melanoma” su Jama Oncology. Lo studio ha valutato l’efficacia clinica della terapia betabloccante in pazienti con melanoma per stabilire se il propranololo sia in grado di migliorare la progressione del tumore.

“Il gruppo di pazienti che usava il farmaco aveva un rischio di progressione della malattia dell’80% inferiore” ha spiegato il dermatologo Vincenzo De Giorgi, primo autore dello studio.

Lo studio clinico è stato condotto su 53 pazienti con età media di 63 anni. Di questi, 19 sono entrati nel gruppo trattato con propranololo. I risultati hanno mostrato che nel 41,2% dei malati che non avevano assunto il farmaco è stata osservata una progressione della malattia, contro il 15,8% di chi aveva invece preso il betabloccante. “E’ un risultato promettente, riflette De Giorgi, perché il farmaco costa pochi euro rispetto ai migliaia delle altre terapie e ha effetti collaterali praticamente nulli.”

Le ipotesi sul suo meccanismo d’azione sono due: la prima è legata allo stress a cui sono sottoposti i pazienti, che provoca il rilascio di adrenalina che favorisce la comparsa dei tumori, e i cui recettori sono bloccati dal propanololo; la seconda è che il propranololo va ad impedire la vascolarizzazione del tumore, una condizione necessaria per la sua crescita.

Il lavoro ora si sta dirigendo su due binari ben definiti: ricerche di base per valutare quali sono i recettori dentro le cellule del melanoma che interagiscono con il betabloccante, in modo da poter individuare anche se ci sono dei melanomi che rispondono più di altri alla terapia;  uno studio clinico, che partirà tra qualche mese, a più ampio spettro: randomizzato in doppio cieco, multicentrico che coinvolgerà circa 400 pazienti, 200 trattati con propranololo e 200 con placebo.

Per leggere l’abstract del paper qui il link… https://jamanetwork.com/journals/jamaoncology/article-abstract/2655005 Per lo studio clinico condotto qui il link… https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01988831

Ti è piaciuto il post?

Iscrivi alla newsletter per rimanere aggiornato