HOT THIS WEEK IN FARMACEUTICA YOUNGER N.80

Pubblicato il 15 Dicembre 2018 - Lettura in 2 min.

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Il nabiximols, un estratto della Cannabis sativa che contiene parti uguali di tetraidrocannabinolo (Thc) e cannabidiolo (Cbd), ha ridotto la spasticità in pazienti con malattie del motoneurone. I cannabinoidi sono stati approvati per il trattamento sintomatico della spasticità nella sclerosi multipla, ma questo è il primo studio condotto su pazienti con malattie del motoneurone. Lo studio coordinato dal San Raffaele e co-finanziato dalla Fondazione italiana di ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica (AriSla), con la Fondazione Vialli e Mauro per la ricerca e lo sport Onlus e GW Pharmaceuticals e Almirall, é stato pubblicato su The Lancet Neurology.

Le Malattie del motoneurone sono patologie caratterizzate da una degenerazione precoce dei neuroni di moto o “motoneuroni”. Quando i motoneuroni sono danneggiati, i movimenti diventano progressivamente difficoltosi e la massa muscolare si riduce. Tra le malattie del motoneurone, che costituiscono un gruppo eterogeneo di patologie, quella più conosciuta è la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). La causa delle Malattie del Motoneurone resta ancora sconosciuta. L’obiettivo dei trattamenti farmacologici attualmente proposti è quello di rallentare l’evoluzione della malattia.

La ricerca si basa su un trial di fase clinica II, in doppio cieco, randomizzato che ha coinvolto 59 pazienti con malattie del motoneurone di età compresa fra 18 e 80 anni ed evidenti sintomi di spasticità. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi. Ventinove hanno ricevuto il trattamento giornaliero con il nabiximols, trenta il placebo. Essendo lo studio in doppio ceco, né i medici né i pazienti erano al corrente del gruppo che assumeva realmente il farmaco. Dopo 6 settimane di trattamento con nabiximols sì é registrato un miglioramento significativo dei sintomi correlati alla spasticità correlato ad un profilo accettabile di sicurezza e tollerabilità, rispetto ai pazienti trattati con placebo.

I risultati di questo studio dovranno essere ulteriormente approfonditi in studi clinici più ampi.

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