HOT THIS WEEK IN FARMACEUTICA YOUNGER N.128

Pubblicato il 23 Novembre 2019 - Lettura in 2 min.

La Food and Drug Administration statunitense ha concesso l’approvazione a Givlaari (givosiran), il primo trattamento per pazienti adulti con porfiria epatica acuta (AHP).

L’AHP è un disturbo genetico raro appartenente alla famiglie delle porfirie che ha come conseguenza l’accumulo di molecole tossiche di porfirina che si formano durante la produzione dell’eme. Le porfirie sono una famiglia di rari disordini metabolici, perlopiù con ereditarietà autosomica dominante, prevalentemente causati da una mutazione genetica in uno degli otto enzimi responsabili per la biosintesi dell’eme.

Le tipiche manifestazioni della patologia incidono negativamente sulla qualità della vita di tutti i giorni. Il dolore addominale è il sintomo più comune, che può essere accompagnato da dolore agli arti, alla schiena o al torace, nausea, vomito, confusione, ansia, convulsioni, arti deboli, costipazione, diarrea o urine scure o rossastre. La natura non specifica dei sintomi dell’AHP può spesso portare a diagnosi errate di altre condizioni più comuni come gastroenterite virale, sindrome dell’intestino irritabile, astinenza da dipendenza e appendicite. Di conseguenza, i pazienti con AHP possono attendere fino a 15 anni prima di avere la conferma della diagnosi.

Prima dell’approvazione di oggi, le uniche opzioni di trattamento fornivano al parziale un sollievo dal dolore intenso e incessante che caratterizza questi attacchi.

Givosiran è un farmaco basato sul meccanismo della RNAi (RNA interference), con target specifico per l’ALAS1 (acido aminolevulinico sintasi 1), una proteina responsabile della formazione dell’acido aminolevulinico (ALA) coinvolta nella sintesi dell’eme. Givosiran agisce riducendo i livelli di ALAS1 nel fegato, di conseguenza, porta i precursori neurotossici dell’eme, l’acido aminolevulinico (ALA) e il porfobilinogeno (PBG) a livelli quasi normali.

L’approvazione di Givlaari si è basata sui risultati di uno studio clinico condotto su 94 pazienti con AHP trattati con placebo e Givlaari. Le prestazioni di Givlaari sono state misurate dal tasso di attacchi di porfiria che hanno richiesto ricoveri, visite sanitarie urgenti o infusione endovenosa di emina, una molecola inibitrice derivata dall’emoglobina. I pazienti che hanno ricevuto Givlaari hanno avuto il 70% in meno di attacchi rispetto ai pazienti che hanno ricevuto il placebo.

La FDA ha concesso a Givlaari la designazione di Breakthrough Therapy e di Priority Review. Givlaari ha anche ricevuto la designazione di farmaco orfano, che fornisce incentivi per incoraggiare lo sviluppo di farmaci per le malattie rare.

La FDA ha concesso l’approvazione di Givlaari a Alnylam Pharmaceuticals.

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