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Ibuprofene, la sua storia

Silvia VernoticoSilvia Vernotico

Silvia Vernotico

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Ibuprofene, la sua storia

Principio attivo di medicinali di successo come il Moment, il Brufen, il Nurofen, il Buscofen e molti altri, l’ibuprofene è uno dei farmaci più utilizzati al mondo, nonché presente nella Lista dei medicinali essenziali dell'Organizzazione mondiale della sanità. Nel 1961 Stewart Adams, un giovane chimico non ancora quarantenne che all’epoca lavorava presso i laboratori di Boots UK, scopre la molecola.

Stewart sognava di trovare un nuovo farmaco per il trattamento dell'artrite reumatoide privo dei tipici effetti collaterali dei farmaci steroidei. I cortisonici, all'epoca erano le uniche armi farmacologiche a disposizione.

I primi tentativi furono quelli di testare dosi massicce di Aspirina, ma gli effetti collaterali erano troppi.

Ci vollero ben dieci anni di ricerca, più di 600 molecole testate ed il fallimento di quattro trials clinici prima di trovare la molecola giusta: l’acido 2-4-isobutilfenil-propionico, quello che oggi conosciamo come ibuprofene.

Adams era così convinto dell'efficacia della sua molecola che la testò per primo su di sé. Era a Mosca per l’annuale conferenza di farmacologia. Una serata in compagnia dell’ottima vodka russa e il mattino seguente a dargli il buongiorno fu un terribile mal di testa post sbornia. Di lì a poco avrebbe dovuto parlare al congresso. Frugò nella valigia. Forse aveva con sé delle compresse, proprio quelle che lui aveva sintetizzato. Ne prese 600 mg, tanto gliene bastava per stare meglio. Funzionò e il dott. Adams era come nuovo, pronto a salire sul palco.

Nel 1962 venne presentato il brevetto ma Adams dovette aspettare altri sette anni prima di ricevere l'approvazione alla commercializzazione.

Comparso per la prima volta sul mercato anglosassone nel 1969 e negli USA nel 1974, divenne uno dei farmaci più venduti al mondo.   Nel 2018, si è classificato 28° nella lista dei medicinali più prescritti negli Stati Uniti, con oltre 24 milioni di ricette.

Ho sempre pensato che se dovevo chiedere a dei volontari e poi a dei pazienti di prendere questi farmaci avrei dovuto essere preparato a prenderli io per primo.

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