Tunicamicina, un potenziale antibiotico modificato per il trattamento della tubercolosi

Pubblicato il 27 Novembre 2018 - Lettura in 2 min.

Lo Streptomyces è un batterio che produce tunicamicina, un promettente antibiotico in grado di inibire la sintesi della parete cellulare in alcuni batteri. Sfortunatamente, la tunicamicina non è adatta all’uso clinico poiché inibisce l’enzima umano DPAGT1, che svolge un ruolo importante nella sintesi di alcune proteine. Per trovare alternative più adatte all’uso clinico, un team di ricercatori dell’Università di Oxford hanno sintetizzato dei derivati ​​della tunicamicina e studiato la struttura e la funzione di DPAGT1. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell. Il team ha aggiunto catene lipidiche di lunghezza variabile a due posizioni sullo scaffold di tunicamicina. Ha poi studiato le strutture dell’enzima umano da solo e legato al suo substrato naturale e alla tunicamicina. La proteina umana è costituito da una cavità stretta che può legare solo una catena lipidica della tunicamicina, mentre il bersaglio batterico ha un ampia cavità che può ospitarne due. Da questa differenza sono partiti i ricercatori per la sintesi di due analoghi della tunicamicina più potenti, chiamati TUN-8,8 e TUN-9,9. Sintetizzati a partire dalla tunicamicina hanno catene lipidiche costituite da otto e nove carboni rispettivamente.

I due analoghi non tossici della tunicamicina si sono dimostrati efficaci contro il Mycobacterium tuberculosis, consentendo il trattamento in vitro e in vivo della tubercolosi.

La tubercolosi è una malattia infettiva causata dal Mycobacterium tubercolosis o bacillo di Koch, un batterio che si trasmette attraverso le goccioline di saliva presenti nell’aria. Il bacillo può colpire qualsiasi organo del corpo, ma di solito colpisce i polmoni. Causa ogni anno circa 1,3 milioni di morti con crescente diffusione di ceppi resistenti ai farmaci che perciò richiedono nuove strategie.

Gli analoghi lipidici TUN-8,8 e TUN-9,9 si sono dimostrati efficaci antibatterici, con tossicità limitata nelle cellule umane e nei topi fornendo così una promettente nuova classe di antibiotici contro i batteri Gram-positivi.

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