L'aspirina protegge la memoria mediante la stimolazione dell'ippocampo

Pubblicato il 25 Luglio 2018 - Lettura in 2 min.

L’aspirina è uno dei farmaci più usati al mondo. Oltre a fornire sollievo dal dolore, è noto ormai che riduce il rischio di cancro al colon e infarto. Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che l’aspirina potrebbe anche proteggere contro il morbo di Alzheimer perché la malattia è meno comune nelle persone che abitualmente fanno uso di questo FANS (Farmaco Antinfiammatorio Non Steroideo) rispetto a chi non lo usa. Un nuovo studio condotto dai ricercatori del Rush University Medical Center di Chicago potrebbe fornire nuovi dati a supporto di questo che ad oggi è solo un possibile collegamento. Utilizzando la modellazione computazionale e esperimenti biochimici, i ricercatori hanno scoperto che l’aspirina si lega a un recettore chiamato Peroxisome Proliferator-Activated Receptor α (PPARα), che è coinvolto nel metabolismo degli acidi grassi. Quando l’aspirina si lega al sito di PPARα, scatena una cascata di eventi che portano ad un aumento delle connessioni tra le cellule nervose dell’ippocampo, una regione del cervello che gioca un ruolo fondamentale nella formazione della memoria. Il trattamento di topi geneticamente modificati per avere sintomi simili al morbo di Alzheimer con aspirina a basse dosi, migliora la plasticità e la memoria dell’ippocampo dei topi. Questi risultati evidenziano un’ulteriore proprietà dell’aspirina: stimolazione della plasticità dell’ippocampo attraverso l’interazione diretta con PPARα. L’obiettivo ora dei ricercatori sarà quello di dimostrare, con studi clinici, che queste basse dosi di aspirina siano realmente in grado di prevenire la malattia di Alzheimer.

Fonte: http://www.pnas.org/content/early/2018/07/10/1802021115.short?rss=1

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